Ascolto della Parola

Il primo comandamento che Dio ha dato al suo popolo Israele è il seguente: “Ascolta Israele!” Da questo si deduce che la nostra fede è una fede di ascolto e non di cose da vedere, tanto è vero che i richiami nella Bibbia, riguardanti l’ascolto, sono oltre 1200. Se si volessero riportare tutti i brani che richiamano questo, ci sarebbero da riempirne quaderni e quaderni.

Gesù, nel corso della sua vita ci ha dimostrato di essere il principale ascoltatore di Dio, suo Padre, e di mettere sempre in pratica i suoi voleri.

Va detto con forza che questo comando non è solamente per i sacerdoti, i teologi e per gli addetti ai lavori, ma per tutti i battezzati, indistintamente, in quanto essi hanno la responsabilità di conoscere sempre più in profondità Gesù, per condurre una vita il più possibile rassomigliante e conforme alla sua.

Ecco che il nostro “Gruppo”, attivo da circa trent’anni, si riunisce settimanalmente per cercare di vivere questo invito di Dio, facendo cammini sia nell’ambito dell’Antico Testamento che del Nuovo Testamento.

Il gruppo è aperto a tutti coloro che desiderano conoscere sempre più il Signore Gesù, il quale si è fatto uomo per raccontarci, con il suo stile di vita e con le sue parole, Dio suo e nostro amabile Padre.

In un momento storico tanto complesso e difficile, è bello trovare un’ora per fermarsi nel silenzio, nella riflessione e nella serenità, per ascoltare Gesù, il nostro unico Signore, che ci parla.

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Incontro del 28 Febbraio 2017

2.   POVERTÀ  e  GIUSTIZIA

Con il passaggio dalla vita nomade a quella stanziale e con lo sviluppo delle città, il popolo di Israele vive in uno stato di crisi. I rapporti sociali prima caratterizzati da forme di vita fraterna, improntata sulla solidarietà e proprietà quasi comuni, vanno via via deteriorandosi tanto da definire le città stesse fondate da Caino. Attorno alle città in genere nascono delle bidonville, abitate dai poveri che venivano sfruttati dai grandi e ricchi proprietari. Nasce così il giudizio negativo della Bibbia sulle città e la fede di Israele viene fortemente scossa. I profeti messianici reagiscono di fronte a questo ordine ingiusto che vede il popolo di Dio oppresso e nasce il bisogno dell’invettiva che si manifesta con la dinamica dell’avvertimento, dell’ammonizione, del “Guai a voi!” e del conseguente annuncio di un castigo per chi non si converte. La beatitudine è garantita a chi sceglie il bene, mentre per chi sceglie il male ci sarà solitudine e isolamento. Non è il castigo di Dio che verrà a sanzionare il comportamento, ma saranno le scelte che si mostreranno mortifere o apportatrici di vita. I profeti ammoniscono e annunciano i castighi come frutto dell’operare umano. Giustizia e ingiustizia, ricchezza e povertà vengono assimilate. Il povero diventa il giusto e i ricchi diventano gli ingiusti Alla base delle invettive profetiche c’è la fede che Dio stesso si è assunto la protezione dei poveri, che Dio ama i poveri. Ai poveri che amano e sono amati da Dio viene promessa la giustizia e soprattutto la venuta del Messia della stirpe di Davide. La messianicità nasce come speranza per i poveri che diventano piano piano una categoria che si allarga fino a comprendere i sofferenti, gli ammalati gli handicappati, considerati gli scarti della società e a tutti loro viene promessa la liberazione. Il comportamento verso i poveri e verso i bisognosi non viene considerato una forma di etica da seguire, ma è strettamente legato alla fede e alla conoscenza di Dio. Alle soglie del Nuovo Testamento si ha questo passaggio da Dio che difende i poveri a Dio che ha caro, ama i poveri. La conoscenza di Dio si esplica nel riconoscimento del povero e nel fare a lui giustizia. I poveri sono i primi destinatari della Parola, della buona notizia portata da Gesù.

( sintesi e riflessioni da relazione di Enzo Bianchi)

Incontro del 31 gennaio 2017

Inizia con questo incontro un nuovo cammino che vede in questo titolo la possibilità di approfondire, sia attraverso l’Antico che Nuovo Testamento , il tema della povertà e della ricchezza.

1.  LA CATTEDRA DEI POVERI

Parlare di povertà all’interno delle Scritture, mette alquanto in difficoltà perché questa situazione è lontana dal nostro vivere quotidiano.

Il filo conduttore delle riflessioni di tutto l’itinerario è il manifesto programmatico che Gesù ha pronunciato nella sinagoga di Nazaret: “ La buona notizia è annunciata ai poveri”.

La povertà non è qui considerata una condizione morale, ma è una qualità cristologica secondo cui i poveri non solo devono essere destinatari della nostra attenzione, ma sono per noi fonte di insegnamento, perché dal loro ascolto possiamo imparare, come ci suggerisce anche Papa Francesco.

Nello scorrere le Scritture, non ci soffermeremo solo sulla povertà economica, ma anche sul malato, sul sofferente, sul bisognoso di cure, rilevando come “ Dio sceglie i poveri”.

Poniamo l’attenzione al cap. 4 di Genesi. Questa è la prima pagina della Bibbia dove c’è il rapporto tra Dio e i poveri; è la pagina in cui il povero è ucciso. E’ la storia di Caino e Abele, che noi consideriamo come il primo omicidio da parte di uno forte sul più debole, ci mostra Dio che gradisce i sacrifici di Abele perché in quei sacrifici vede la debolezza, la povertà. Successivamente Dio guarda alla realtà di Israele, popolo di immigrati, di poveri, di schiavi, di oppressi. Dio vede, ascolta, conosce e scende per essere accanto al suo popolo, per liberarlo dall’oppressione e riscattarlo.

Negli interventi divini veterotestamentari, non è prevista la malattia che era vissuta come punizione data da Dio per colpe commesse.

La comprensione della malattia è prettamente cristiana, mentre la povertà già allora era imputabile agli uomini, al sopruso, all’oppressione e alla ricchezza di alcuni che non condividevano.

Di conseguenza viene stipulata una specifica legislazione a favore del povero, dell’orfano e della vedova, ma non c’era nei confronti del malato.

In Esodo cap. 3,7-8, Dio si presenta a Mosè come colui che ascolta l’uomo, lo vede, lo conosce. E’ una conoscenza partecipativa: Dio partecipa alle sofferenze del suo popolo e scende per essergli accanto. L’esodo diventa liberazione, riscatto, alleanza.

Paolo teologizza: “Dio ha scelto ciò che nel mondo è disprezzato, ignobile e povero”. Dio sceglie per amore, sceglie perché ama. La misericordia di Dio è una misericordia all’infinito che trova conferma nel detto di Giovanni “Dio è Amore”

( sintesi delle riflessioni di Enzo Bianchi- Corso di spiritualità- Monastero di Bose)

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Incontro del 24 Gennaio 2017

La misericordia di Dio narrata da Gesù

Giovanni 8,1-11

Il testo narra l’incontro di Gesù con la donna adultera e con quanti vorrebbero condannarla. Ha come centro il tema della misericordia che costituisce uno dei tratti che aveva Gesù nell’incontrare le persone delle quali portava nel suo cuore le miserie, per donare il perdono attraverso la sua misericordia preveniente.

Già nei testi dell’Antico Testamento vi è un forte richiamo al tema della misericordia di Dio, dove si dice espressamente: “Il Signore, Dio misericordioso e compassionevole, lento all’ira e grande nell’amore e nella fedeltà”. E ancora nel salmo 103 si prega “Il Signore è misericordioso, compassionevole lento all’ira e grande nell’amore”. Questo per dire che l’essenza di Dio è la misericordia, anche se alcuni profeti lo presentano come un Dio geloso e vendicatore.

Per quanto riguarda invece il Nuovo Testamento, Gesù ci dice che quello stesso Dio è veramente misericordioso e lo afferma nelle beatitudini, nelle parabole della misericordia ( Lc 15), dove il perdono e la stessa misericordia precedono ogni conversione. Gesù tuttavia non parla di misericordia, ma si comporta in modo misericordioso, ponendosi come esempio.

Il testo Giovanni 8,1-11 , oggetto della nostra riflessione, parla di una donna sorpresa in adulterio che gli scribi e i farisei conducono davanti a Gesù per metterlo alla prova, per farlo inciampare, per metterlo in cattiva luce.

Gesù però riesce a trasformare questo tranello in un incontro umanizzante, in un incontro di vita.

Ricordiamo che la Torà prevede la pena di morte per la donna e per l’uomo adulteri. La Torà afferma che l’adulterio è un attentato all’alleanza con Dio .

L’ intenzione di questi uomini religiosi, che se ne infischiano della verità teologica, è quella di far cadere Gesù e vogliono far perire un essere umano.

Se Gesù non condanna la donna e non approva l’esecuzione che ne consegue, può essere accusato di non obbedire alla legge di Dio.

Gesù è solo davanti alla donna, si inchina e scrive per terra, quella terra di cui è fatto l’uomo e la donna e ci indica che la Legge non va scritta su pietra, non sui libri, ma nella nostra carne.

Gesù si rialza (abbassamento e innalzamento sulla croce Fil. 2,6-11) e afferma: “ Chi di voi è senza peccato getti per primo la pietra contro di lei”.

La Torà dice che il testimone deve essere il primo a lapidare il colpevole e deve essere lui per primo senza peccato.

Il problema è il peccato e lì, solo Gesù era senza peccato, solo lui poteva scagliare una pietra, ma non lo fa. La sua affermazione- domanda che non contraddice la Legge, conferma la sua prassi di misericordia e appare efficace. Gesù con le sue parole impedisce a quegli uomini di fare violenza e rimette al centro la misericordia di Dio senza contraddire la sua volontà.

Queste parole sono rivolte a ciascuno di noi ogni volta che siamo pronti a giudicare il peccato degli altri. Gesù ha evangelizzato Dio, rendendolo definitivamente buona notizia e affermando che di fronte al peccatore, alla peccatrice, ha un solo sentimento: il perdono. Non condanna, non castiga, ma desidera che si converta e viva. Gesù sceglie la misericordia senza mettersi contro la Legge, perché distingue il peccato dal peccatore. La Legge è essenziale quale istanza per rivelare il peccato, ma una volta infranta la legge, di fronte al peccatore deve regnare la misericordia.

Chi sa riconoscersi peccatore, può sperimentare, come l’adultera, che la misericordia narrata da Gesù rende possibile ogni giorno un nuovo inizio. E’ Gesù che alla fine di questo brano dice: “Va e da ora in poi non più peccare”.

( sintesi e rielaborazione delle riflessioni di Ludwig Monti)

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Incontro del 18 Gennaio 2017

LUCA 24,13-35

L’incontro di Gesù , oggetto della nostra riflessione, è un incontro particolare, perché è un incontro non con Gesù uomo, ma con Gesù risorto.

Con il termine “risorto non s’intende un corpo, un cadavere rianimato, ma un corpo trasfigurato, spirituale, pneumaticon; trasfigurato dalla potenza dello Spirito Santo. In questo corpo spirituale ci sono i segni di quello che Lui ha sofferto.

Gesù ha dato la vita per noi, ha sofferto la passione e questo resterà per sempre: sofferenza e amore sono eterni.

Tutto ciò che riguarda Gesù, fino alla sua morte in croce, è provato dai fatti storici. Dalla sua morte in poi, tutto è affidato alla “fede” tra cui i racconti delle apparizioni alle donne e ai discepoli che vengono presentate in diversi modi nei vangeli.

Veniamo all’incontro con Gesù risorto, narrato in Luca 24,13-35.

I due uomini che sconsolati, lasciata Gerusalemme , vanno ad Emmaus, non fanno parte del gruppo dei dodici, ma di un gruppo più ampio. Parlano del “transito” di Gesù, della sua morte e, mentre discutono, Gesù si accosta a loro, ma i loro occhi sono incapaci di riconoscerlo: è un viandante.

Dopo aver sentito la cronaca degli avvenimenti di Gerusalemme, Gesù parla, ricorda e spiega ciò che le Sacre Scritture hanno detto a proposito della risurrezione del giusto, cominciando da Mosè e i profeti. Gesù viene invitato a rimanere con loro e si manifesta nello spezzare del pane. Ecco il riconoscimento e la scomparsa.

Ciò che è avvenuto ai due, può avvenire anche per noi, oggi, adesso. Gesù viene là dove noi siamo, si mette al nostro fianco, cammina con noi, ci interpella e ci vuole ascoltare.

L’incontro con Gesù si fa proprio in questo modo: lo si incontra nella Parola e nell’Eucaristia.

Se noi vogliamo incontrare Gesù, dobbiamo “spezzare” le Scritture, ascoltare Mosè ed Elia, la Legge e i profeti. Dobbiamo ricordarci le sue parole, leggere i vangeli e celebrare lo spezzare del Pane.

Parola, Ascolto ed Eucaristia sono i luoghi essenziali dell’incontro con Gesù, che necessitano del supporto della Fede.

(sintesi e rielaborazione delle riflessioni di Enzo Bianchi)

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Incontro del 10 gennaio 2017

“Gesù incontra i due malfattori crocifissi con Lui”

Luca cap. 23,32-43

 Gesù continua ad incontrare persone fino alla croce: si fa prossimo a chi lo circonda, a chi è accanto a Lui. Gesù mette in atto un rovesciamento e pone la domanda: “Di chi io mi faccio prossimo?”. Gesù si fa prossimo all’umanità ferita, facendo tutto ciò che è in suo potere per curarla e riportarla alla vita e si fa prossimo fino alla fine.

Come Gesù si relaziona con i malfattori sulla croce, ci viene raccontato da Luca 23,32-43.

Venivano condotti insieme con lui anche due malfattori per essere giustiziati.

Quando giunsero al luogo detto Cranio, là crocifissero lui e i due malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra. Gesù diceva :”Padre perdonali , perché non sanno quello che fanno”.

Dopo essersi divise le sue vesti, le tirarono a sorte.

Il popolo stava a vedere, i capi invece lo schernivano dicendo: “ Ha salvato gli altri, salvi se stesso se è il Cristo di Dio, il suo eletto” Anche i soldati lo schernivano, e gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: “ Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso”. C’era anche una scritta sopra il suo capo: Questi è il re dei Giudei.

Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: “Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!”. Ma L’altro lo rimproverava: “ Neanche tu hai timore di Dio e sei dannato alla stessa pena? Noi giustamente , perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male”. E aggiunse: “ Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno”. Gli rispose: “In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso”.

 Leggendo il testo, ci si rende conto che, nello spazio cristiano, il perdono precede la conversione; non è la conversione che causa il perdono, ma il contrario. Questo è successo con il secondo malfattore ed anche con Zaccheo che si è sentito perdonato non appena Gesù si è autoinvitato a casa sua. Il perdono va accolto con amore perché proviene dall’amore di Dio che ci ama nonostante tutto. Il perdono precede la conversione. “Oggi sarai con me in paradiso” è un invito ad aspirare con tutte le nostre forze alla conversione, convinti che il Signore dà sempre più di quanto gli chiediamo. Questo malfattore che chiede a Gesù di ricordarsi di lui alla fine, quando fosse giunto nel suo regno, ottiene “oggi”, subito, quanto richiesto perché lo stare con Cristo è già essere nel suo regno.

La capacità di Gesù di incontrare le persone fino alla fine, dà un significato positivo al male che subisce: fino alla fine c’è la possibilità di fare qualcosa del male ricevuto. Gesù reagisce donando il perdono ed entrando in dialogo con uno dei due malfattori che si è lasciato avvicinare da lui. Da ciò si comprende che le reazioni possono essere diverse: il primo malfattore reagisce insultando Gesù, il secondo invece è pronto a fare qualsiasi cosa pur di entrare in dialogo con lui. Fino alla fine c’è la possibilità di incontrare, negli eventi della vita, il Cristo. Quest’uomo è il primo ad essere con Gesù nel regno.

Le parole di Gesù “Oggi sarai con me in paradiso” sono una promessa riservata a tutta l’umanità, perché tutti siamo peccatori. Dipende da noi accogliere o rifiutare queste parole di Gesù: accettare di lasciarci evangelizzare da Cristo che regni dalla croce, oppure rifiutare la salvezza.

In ogni caso la croce ci dice il suo amore fino alla fine, amore che spetta a noi accogliere; spetta a noi imparare a regnare con lui nelle nostre fatiche quotidiane. Se si accetta questo si vive già qui e oggi nel regno.

( Sintesi e rielaborazione dalle riflessioni di Ludwig Monti)

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